ACCOGLIENZA | La Franciacorta

Entrando in Franciacorta, lo spettacolo che più colpisce è la maestria della natura nel gioco cromatico. A creare lo straordinario genius loci sono il dolce andamento collinare del suolo, le distese a vigne, lo specchio azzurro del lago e gli antichi borghi in pietra che popolano questa terra antica e fertile, coronata dall'arco Alpino. La Franciacorta offre un clima mite, rilassante e rigenerante. La terra bresciana, ricca di storia e patrimoni culturali e paesaggistici, saprà inoltre affascinare il visitatore con itinerari incantevoli alla scoperta della produzione del suo vino straordinario.

CONFINI

La Franciacorta è delimitata a nord dal lago Sebino, a est dalle Alpi Retiche che separano la Val Camonica dalla Val Trompia, a ovest dal fiume Oglio, a sud dal Monte Orfano. Fanno parte della Franciacorta 19 comuni della provincia di Brescia: Adro, Capriolo, Cazzago San Martino, Cellatica, Coccaglio, Cologne, Corte Franca, Erbusco, Gussago, Iseo, Monticelli Brusati, Ome, Paderno Franciacorta, Paratico, Passirano, Provaglio d'Iseo, Rodengo Saiano, Rovato, Brescia.

TOPONIMO

L’origine del termine Franciacorta deriva da curtes francae, piccole comunità di monaci benedettini insediate nell’Alto Medioevo in zona collinare vicino al Lago d’Iseo. Le curtes francae erano esentate dal pagamento dei dazi per il trasporto e il commercio, poiché i frati erano dediti alla bonifica dei territori loro assegnati e istruivano i contadini alla coltivazione dei campi. Le curtes costituivano così i principali centri di commercio dell’epoca.

Il toponimo Francia Corta è riportato per la prima volta nel 1277 negli Statuta Communis Civitatis Brixiae e identifica l’area ovest della città di Brescia comprendente i comuni di Gussago, Sale, Urago, Rodengo e Ronco. La prima carta toponomastica della Franciacorta compare in uno Statuto del Doge Francesco Foscari del 1429 e ricalca gli attuali confini, come definiti dal disciplinare di produzione dei vini di Franciacorta approvato il 21 luglio 1967.

Panorama dalla località Pianello di Ome

LA STRADA DEL VINO

La strada del vino del Franciacorta inizia in località Mandolossa, alle porte di Brescia (uscita A4 Brescia Ovest). Proseguendo a nord-est si inoltra nel centro abitato di Gussago e poi di Cellatica, la zona a vocazione viticola più antica del terroir. A Rodengo Saiano l'antica via costeggia l'Abbazia Olivetana di San Nicola e prosegue per Ome, località di villeggiatura rinomata per le sue terme. A Monticelli Brusati il dolce susseguirsi delle lande a vigne ci accoglie nella più intatta e magica cornice del terroir. Camignone ci accoglie con le sue numerose ville-cantine e Passirano con il suo bel castello Medioevale. A Bornato, oltre al notevole castello, troviamo alcune delle più belle dimore private della zona. Dopo la visita ai borghi storici di Calino e Cazzago si giunge a Rovato, antichissimo borgo medioevale ed importante centro produttivo. Proseguendo verso sud troviamo il Monte Orfano e i paesi di Coccaglio e Cologne. Erbusco è il maggiore centro di produzione del Franciacorta e ospita splendide ville e dimore estive. Passando da Borgonato si raggiunge Provaglio d'Iseo, paese di origine preistorica che ospita lo splendido Monastero di San Pietro in Lamosa e le Torbiere del Sebino. Timoline, Colombaro e Nigoline (frazioni del comune di Corte Franca) ci accompagnano verso il centro medioevale di Adro. Il borgo storico di Capriolo, arroccato su un colle, testimonia le sue lontane origini e la sua partecipazione all'antico sistema di difesa della Repubblica di Venezia sul fiume Oglio. Il percorso termina a Paratico, affacciato sul lago Sebino, che ospita i resti del castello Lantieri dove soggiornò anche Dante Alighieri.

Santuario della Madonna della Neve

DA NON PERDERE

Adro. Pieve di Santa Maria in Favento e Santuario della Madonna delle Neve
La pieve di Santa Maria in Favento del 1200 è stata riedificata nella cinquecentesca chiesetta di Santa Maria Assunta. La piccola chiesa sorge in una posizione dal grande fascino, immersa tra i colli a vigne, e conserva all'interno un notevole ciclo d'affreschi della scuola del Ferramola del XVI sec. Il santuario della Madonna della Neve sorge su un'antica chiesetta votiva, eretta per la miracolosa apparizione della Madonna ad un sordomuto.

Erbusco

Erbusco. Pieve di Santa Maria
Riedificata nel XIII secolo in stile romanico-gotico, conserva all'interno affreschi del XV e XVI secolo.
La pieve sorge nel borgo medievale di Erbusco, dove sorgono anche i resti dell'antico castello.

Il Castello di Bornato
Villa Maggi

Bornato. Il castello e villa Monterossa
Il nucleo centrale del Castello è una roccaforte romana. Nel 1270 Inverardo da Bornato l'ampliò e la rinforzò con una cerchia di mura merlate con torri, fossato e ponte levatoio. Nel 1562 il castello fu ceduto ai Gandini il cui stemma è tuttora affisso all’entrata. A levante della roccaforte i Gandini aggiunsero una nuova ala con sale affrescate e ritoccarono la facciata conferendole l'aspetto di una villa signorile. All’interno del castello sorge un parco di piante secolari in posizione sopraelevata, da cui nelle giornate più limpide è possibile scorgere gli Appennini. Di notevole interesse è il ciclo di affreschi delle sale di villa Orlando, sorta nel 1500 all’interno del castello. Fuori dalle mura, attraversando il borgo si giunge a villa Monterossa, una delle più significative testimonianze storiche e architettoniche della Franciacorta. La struttura comprende la torre di avvistamento degli Olofredi del 1200, la residenza del 1400 e l’imponente scalinata del 1700 disegnata dall’abate Marchetti, che partecipò in seguito alla realizzazione del Duomo di Brescia.

Il Castello di Passirano

Passirano. Il castello
Il castello di Passirano è una poderosa costruzione del XIV secolo, cinta da alte e solide mura sormontate da una merlatura ghibellina, aggiunta probabilmente solo agli inizi dell'ottocento. La struttura conserva le torri semicircolari e il possente mastio quadrato.

Santuario della Stella e Pieve di Santa Maria
La Santissima di Gussago
La Santissima di Gussago
La Santissima di Gussago

Cellatica. Santuario della Stella e Pieve di Santa Maria
In posizione collinare, il cinquecentesco santuario della Madonna della Stella sorge sul confine dei Comuni di Gussago, Concesio e Cellatica.  Il santuario è accessibile da Gussago tramite il pittoresco Sentiero delle Croci, dove sono presenti numerosi resti di muri e scalcinàcc, ovvero portali antichi costruiti per le proprietà private nei campi.
Tra pianura e collina, ai piedi del Santuario della Madonna della Stella, nell'antica contrada di Piedeldosso, si erge la pieve trecentesca di S. Maria Assunta, eretta dai monaci della Badia di Leno.

La Chiesa dell’Avello
La Madonna dell’Avello

Ome. Santuario della Madonna dell'Avello
Il santuario del XV secolo conserva una statua della Madonna in pietra locale dipinta che è la più antica immagine della Madre di Dio in terra bresciana. Le pareti della navata sono affrescate con un ciclo di 159 figure intere di Santi e Madonne ad opera della Scuola Lombardo-Veneta.

Iseo e Montisola
Pieve di Sant’Andrea a Iseo
Piazza Garibaldi a Iseo
Notturna del lago d’Iseo
San Pietro in Lamosa
Il Castello degli Oldofredi di Iseo

Iseo. Pieve di Sant'Andrea e Castello Oldofredi
Fondata nel VI secolo, forse sul luogo di un tempio romano, la pieve di Sant'Andrea fu ricostruita nel XII secolo in forme lombarde. Subì ampliamenti fino all'inizio del XIX secolo, quando l'architetto Rodolfo Vantini ne rifece l'interno. L'altissimo campanile al centro della facciata conserva le forme originali (di tipo perfettamente comacino) ed è stato definito "il più bel campanile romanico del Bresciano”. AII'interno sono conservate interessanti opere del XIX secolo: gli affreschi di Angelo Inganni e il dipinto dell'Arcangelo Michele di Francesco Hayez.

Situato su uno sperone roccioso, ai margini del nucleo storico di Iseo, il Castello degli Oldofredi ha pianta quadrata e torri angolari in pietra viva. È l'unica rocca urbana rimasta integra di tutto il lago Sebino. Costruito nel XI secolo e incendiato dal Barbarossa, nel 1161 venne restaurato da Giacomo Oldofredi. Fu perduto e riconquistato più volte finché Venezia, dopo il 1454, lo adibì a sede di guarnigione militare. Nel 1580 divenne proprietà del comune, che lo affidò ai Cappuccini affinché il convento potesse svolgere opera di assistenza su un territorio non risparmiato da carestie ed epidemie. I frati rimasero nel castello fino al 1798, poi l'edificio fu abbandonato e si avviò al degrado. Sulla facciata della chiesa si intravedono resti di decorazioni affrescate. La costruzione militare restaurata è oggi sede della biblioteca comunale.

Provaglio d'Iseo. Torbiere e monastero di San Pietro in Lamosa La riserva naturalistica delle Torbiere offre un percorso pedonale e ciclabile di grande fascino, attraverso sentieri in terra battuta e pontili in legno sull'acqua. Nel parco sono dislocati diversi punti di sosta e picnic e capanni per il bird watching delle innumerevoli specie che popolano la riserva. Il monastero di San Pietro in Lamosa si affaccia sulle torbiere e dallo spiazzo antistante si ammira un notevole panorama sull'intero parco. Di origini antichissime, il monastero fu donato nel 1086 ai monaci cluniacensi, ai quali si deve la ricostruzione nelle attuali forme nel XII secolo. All'interno della chiesa è possibile ammirare un ciclo di affreschi del XV secolo.

Abbazia di San Nicola

Rodengo Saiano. Abbazia di San Nicola
Fondata nel X secolo da Ottone da Cluny e poi retta dai monaci Olivetani, l'abbazia di Rodengo Saiano offre una visita ricca, in cui arte e cultura si accompagnano armoniosamente ai valori spirituali della Regola Benedettina. Il sito di origini antichissime conserva tracce romane e longobarde. L'abbazia di San Nicola fu fondata dai Monaci Benedettini Cluniacensi nel 1446 su un importante quadrivio romano, che portava alla città di Brescia e serviva da alloggio ai pellegrini in viaggio per Roma. I monaci Olivetani costruirono i primi due chiostri, ampliarono la chiesa e chiamarono i più importanti artisti bresciani per decorare gli edifici. Il complesso, dopo un periodo di splendore nel XVII secolo, fu soppresso nel 1797 dalle leggi napoleoniche e assegnato all'ospedale femminile di Brescia.

Nel 1969, grazie all'interessamento di papa Paolo VI, su richiesta della popolazione bresciana è tornato agli Olivetani. Da allora i Monaci si dedicano, con il sostegno della Sovraintendenza ai monumenti di Brescia e di numerose associazioni, al recupero del complesso sia da un punto di vista architettonico sia religioso.

L'Abbazia conserva opere di grande pregio. Da non perdere: la "Crocifissione" di scuola foppesca nel refettorio degli ospiti, gli affreschi settecenteschi nella chiesa di San Nicola, una tela del Moretto del 1545, il coro ligneo intarsiato nel 1480 del Rocchi, gli affreschi del Barbelli nella sacrestia, il Cristo Risorto di Pietro da Marone nella Sala del Capitolo, l'antirefettorio affrescato dal Gambara nel 1570, gli affreschi allegorici di Pietro da Marone nella galleria delle celle dei monaci e gli affreschi del Romanino nell'appartamento abbaziale e nella foresteria.